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Chi Siamo

Il Progetto Falco Pescatore Italia ha alle spalle una lunga storia, che origina da azioni di conservazione sulla specie avviate già a partire dal 2004, nel Parco Regionale della Maremma. Nel tempo la sua valenza si è ampliata, sia come numero di coppie, sia come territori interessati, fino ad acquisire una rilevanza nazionale. Di fatto tutte le coppie riproduttive della specie presenti nel nostro paese ricadono all’interno di aree partner di progetto. Lo scopo principale perseguito sin dall’inizio è la ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore (Pandion haliaetus) in Italia. Sulla base degli incoraggianti risultati raggiunti, il Progetto agisce quindi per promuovere un graduale incremento del numero di coppie riproduttive, al fine di garantire la conservazione della specie nel Mediterraneo centrale. Le azioni progettuali sono state realizzate negli anni grazie alla collaborazione e al supporto di vari enti che, nella conformazione di progetto attuale, comprendono: il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, il Parco Regionale della Maremma, le Oasi WWF della Toscana costiera, il Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, il Parco Regionale di Porto Conte e il Parco Nazionale dell’Asinara.

Il lavoro delle aree protette è strettamente funzionale alla conservazione della specie, in quanto in questa porzione di territorio si concentrano il maggior numero di coppie (Parco Regionale della Corsica) ed i nuclei riproduttivi più recenti del Mediterraneo centrale.

Una delle azioni intraprese già dalle prime fasi del progetto è stata l’installazione di nidi artificiali, sia nelle aree costiere, sia nelle isole dell’Arcipelago Toscano (con funzione di “pietre da guado”) per favorire gli scambi tra le popolazioni della Corsica e della Toscana meridionale ed arrivare alla costituzione di una unica popolazione nidificante. La presenza di nidi costituisce infatti per questa specie un forte stimolo alla riproduzione, in quanto queste strutture hanno la funzione di attrarre individui in dispersione, favorendo l’interconnettività tra popolazioni.

Nel tempo sono state condotte azioni di restocking tramite la tecnica dell’hacking (dal 2006 al 2010) e di monitoraggio scientifico di ogni coppia nidificante e di ogni giovane involato, grazie all’uso di telecamere sui nidi, apposizione di anelli, analisi genetiche, telemetria satellitare. Il progetto ha prodotto ad oggi numerosissime pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali, facendo sì che alla sua funzione originale di conservazione della specie se ne aggiungesse un’altra altrettanto importante: la produzione di conoscenze scientifiche originali.

Andrea Sforzi, responsabile scientifico progetto Falco pescatore

Come è nato il progetto di reintroduzione

Con meno di un centinaio di coppie riproduttive distribuite tra la Corsica, isole Baleari, Algeria e Marocco, la popolazione mediterranea di falco pescatore costituisce un’entità vulnerabile sotto il profilo conservazionistico. In Italia la scomparsa della specie si fa risalire tra gli anni ’50 e ’60, probabilmente per una persecuzione diretta.

Anche in Corsica il falco pescatore ha rischiato di seguire lo stesso destino di altre popolazioni mediterranee; nel 1974 ne restavano infatti solo 4 coppie. Fortunatamente, l’adozione tempestiva e prolungata di efficaci strumenti di conservazione e controllo del territorio ha portato ad un recupero straordinario della specie, fino ad arrivare ad una trentina di coppie nidificanti.

Il successo dell’operazione condotta dal Parco Regionale della Corsica e, in particolare dal personale della riserva marina di Scandola, ha creato le condizioni perchè si potesse realizzare un progetto di conservazione coordinato, che interessasse anche le coste italiane. In questo processo si è inserito il Parco Regionale della Maremma, per volontà dell’allora presidente Giampiero Sammuri.

Il WWF Italia già nel 2006 ha insignito il Parco della Maremma del prestigioso “Panda d’Oro” per il valore conservazionistico del progetto.

Nel 2004 prese il via il progetto di ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore nel Parco della Maremma, con la prima nidificazione sul fiume Ombrone nel 2011 dopo il rilascio dal 2006 al 2010 di trentatré giovani nati nei nidi presenti in Corsica, trasferiti in un centro di involo e poi liberati in Maremma.

Oggi sono ben otto le coppie nidificanti distribuite tra il Parco della Maremma, la Diaccia Botrona, le vicine Oasi WWF di Orbetello e Orti Bottagone, la Riserva Duna Feniglia e il Parco Regionale di Porto Conte, in Sardegna. L’Isola di Capraia, nel Parco Nazionale Arcipelago Toscano, ha ospitato una copia che ha deposto tre uova, che purtroppo non si sono schiuse. La collocazione del nido lascia sperare però che possa essere questo il nono sito riproduttivo della specie nel prossimo futuro.

Al successo del progetto, tutt’ora in corso, hanno contribuito in modo determinante molte persone. Oltre al già citato Parco Regionale della Corsica, con lo scomparso Presidente G. Chiappini e il suo staff: tutti i componenti del gruppo di lavoro: Giampiero Sammuri, ideatore e coordinatore del progetto, il responsabile scientifico, biologo e ricercatore Andrea Sforzi, il naturalista e biologo Flavio Monti, il faunista e tecnico Vincenzo Rizzo Pinna, l’ornitologo Francesco Pezzo, il grafico-illustratore Alessandro Troisi, Guido Alari e altri tesisti, collaboratori, volontari. Un ringraziamento particolare va ai vertici a al personale di tutti i Parchi coinvolti e ad ISPRA per il supporto al lavoro di campo e la conduzione di analisi genetiche.

Giampiero Sammuri, ideatore e coordinatore progetto Falco pescatore